Quando l’osso non è sufficiente per sostenere un impianto, l’innesto osseo e le tecniche di rigenerazione permettono di ricostruirlo. È un passaggio che spaventa molti pazienti, ma il principio è semplice.
Cos’è l’innesto osseo?
L’innesto osseo è una procedura che aggiunge nuovo volume osseo dove è stato riassorbito, così da poter inserire un impianto stabile. Si utilizza un biomateriale, sintetico o di altra origine, che funge da impalcatura su cui l’osso del paziente ricresce nel tempo.
Cos’è la rigenerazione ossea guidata?
La rigenerazione ossea guidata è la tecnica che protegge e indirizza questa ricrescita, spesso con una membrana che mantiene lo spazio e impedisce ai tessuti molli di invadere l’area. L’osso, infatti, sa rigenerarsi ma ha bisogno di un supporto che ne guidi la formazione.
Quanto tempo richiede?
Dopo un innesto servono in genere alcuni mesi prima che l’osso sia maturo e pronto ad accogliere l’impianto. I tempi esatti dipendono dall’entità della ricostruzione e dalla risposta individuale.
Esistono alternative agli innesti?
Nelle atrofie più gravi, quando gli innesti sarebbero estesi e lunghi, si valutano soluzioni che li evitano, come gli impianti dedicati alle atrofie severe descritti nell’articolo su EagleGrid. La decisione si prende sulla base della TAC.
Domande frequenti
L’innesto osseo fa male?
Si esegue in anestesia locale; nel post-operatorio possono comparire gonfiore e fastidio modesti, gestibili con la terapia indicata.
Si può fare l’impianto subito dopo l’innesto?
A volte sì, in contemporanea; più spesso si attende la maturazione dell’osso per alcuni mesi.
Quanto osso si può ricostruire?
Dipende dal caso: piccoli difetti si gestiscono facilmente, le atrofie estese richiedono tecniche più complesse o soluzioni alternative.
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